Una partita a racchettoni sul bagnasciuga può sembrare uno dei passatempi più innocui dell’estate. Eppure, quando lo spazio è affollato e vicino ci sono altri bagnanti, anche un gesto apparentemente banale può causare danni fisici e conseguenze economiche importanti.
Il tema è tornato d’attualità dopo la notizia di una decisione della Corte di Cassazione relativa a un episodio avvenuto su una spiaggia del Salento: durante una partita, una pallina avrebbe colpito al volto un bagnante, provocando gravi conseguenze all’occhio. Secondo quanto riportato, la vicenda si è conclusa con la conferma della responsabilità per lesioni colpose gravi, una multa e una provvisionale di 10.000 euro in favore della persona ferita.
Racchettoni in spiaggia: sono vietati?
Non esiste una regola unica valida per tutte le spiagge italiane che dica, in modo assoluto, “i racchettoni sono sempre vietati”. Molto dipende dal luogo, dall’ordinanza comunale o della Capitaneria, dal regolamento dello stabilimento balneare e soprattutto dal modo in cui il gioco viene praticato.
In alcune località i giochi con palline, racchette, frisbee o palloni sono consentiti solo in aree dedicate. In altre sono ammessi, ma a condizione che non arrechino disturbo o pericolo agli altri bagnanti. Ad esempio, nell’ordinanza balneare di Roma Capitale per la stagione 2025 compaiono attività ludico-sportive come racchettoni e beach volley, ma con il limite espresso del mancato disturbo o pericolo per gli altri bagnanti.
Il punto centrale, quindi, non è solo “posso giocare?”, ma “sto giocando in modo sicuro, in uno spazio adeguato e nel rispetto delle persone vicine?”.
Quando il gioco può diventare responsabilità
La responsabilità può nascere quando il comportamento è imprudente. In concreto, può essere rischioso giocare:
- in mezzo agli ombrelloni;
- sulla battigia affollata;
- usando palline dure o molto veloci;
- vicino a bambini, anziani o persone sdraiate;
- ignorando richiami del personale dello stabilimento;
- violando cartelli o ordinanze locali.
Nel caso riportato dalla cronaca giudiziaria, la questione non riguardava un normale fastidio, ma una lesione fisica rilevante subita da una persona estranea al gioco. La persona colpita non aveva accettato alcun rischio sportivo: era semplicemente presente in spiaggia.
Lesioni colpose: cosa significa
L’articolo 590 del codice penale punisce chi cagiona ad altri, per colpa, una lesione personale. La norma prevede pene diverse a seconda della gravità della lesione: per le lesioni gravi, la pena può essere la reclusione da uno a sei mesi o la multa da 123 a 619 euro; per le gravissime, la reclusione da tre mesi a due anni o la multa da 309 a 1.239 euro.
“Per colpa” non significa che la persona volesse fare male. Significa che il danno è avvenuto per imprudenza, negligenza o mancata attenzione. Nel contesto della spiaggia, può essere colposo giocare senza considerare la presenza di altri bagnanti a distanza ravvicinata.
Accanto alla responsabilità penale può esserci anche quella civile. L’articolo 2043 del codice civile stabilisce che chi cagiona ad altri un danno ingiusto, con fatto doloso o colposo, è obbligato a risarcirlo.
Cosa significa in concreto per i consumatori
Per chi frequenta la spiaggia, il messaggio è semplice: il diritto al relax e alla sicurezza degli altri bagnanti conta quanto il diritto al divertimento.
Chi gioca a racchettoni deve scegliere uno spazio adeguato e fermarsi se la zona diventa troppo affollata. Non basta dire “è stato un incidente”: se il rischio era prevedibile, possono esserci conseguenze.
Chi invece viene colpito da una pallina, un pallone o un oggetto durante un gioco in spiaggia dovrebbe documentare subito l’accaduto. È utile conservare certificati medici, foto, eventuali nominativi dei testimoni, segnalazioni allo stabilimento e ogni comunicazione con le persone coinvolte.
Anche lo stabilimento balneare può avere un ruolo pratico importante: deve far rispettare le regole interne e le ordinanze esposte, soprattutto se esistono divieti o aree dedicate. La responsabilità concreta, però, va sempre valutata caso per caso.
Quando prestare particolare attenzione
Ci sono situazioni in cui il rischio aumenta molto. Ad esempio, se si gioca vicino alla prima fila di ombrelloni, se la spiaggia è piena, se la pallina è simile a una pallina da tennis o se ci sono persone sedute o sdraiate a poca distanza.
Attenzione anche ai cartelli. Se lo stabilimento indica che il gioco è vietato o consentito solo in un’area specifica, ignorare la regola può peggiorare la posizione di chi provoca un danno.
Lo stesso vale per le spiagge libere: l’assenza di un gestore non significa assenza di regole. Possono esistere ordinanze comunali o della Capitaneria che disciplinano giochi, orari e comportamenti ammessi.
Cosa può fare chi viene colpito
Il consumatore che subisce un danno dovrebbe:
- chiedere subito assistenza medica, anche se il danno sembra lieve;
- identificare, se possibile, le persone coinvolte;
- raccogliere dati di eventuali testimoni;
- fare foto del luogo e della distanza tra l’area di gioco e gli altri bagnanti;
- segnalare l’episodio allo stabilimento o alle autorità competenti;
- conservare referti, ricevute e documentazione delle spese;
- evitare accordi verbali frettolosi se ci sono conseguenze fisiche.
La valutazione del diritto al risarcimento dipende da diversi elementi: dinamica, nesso tra colpo e lesione, gravità del danno, comportamento dei giocatori, presenza di divieti o segnalazioni.
Conclusione
I racchettoni non sono il problema in sé. Il problema nasce quando il gioco viene praticato in modo imprudente, in spazi affollati o senza rispetto delle regole locali.
Una spiaggia è uno spazio condiviso: chi si diverte deve farlo senza esporre gli altri a rischi prevedibili. E chi subisce un danno non deve sottovalutare l’episodio, soprattutto se compaiono conseguenze fisiche anche nei giorni successivi.